5. lug, 2016

Intervista

 

 

 

 


*Parliamo di futuro*
Incontro con Michele Castello


*Michele, sei uno dei pochi esperti del settore benessere che ha avuto
occasione di avere importanti esperienze professionali sia nel settore
"tecnico progettuale costruttivo" che in quello dell'"estetica e
cosmetica": quanto, secondo te, questi due settori sono realmente
riusciti ad integrarsi nell'attuale offerta wellness verso il
committente? E quali saranno gli scenari futuri?*


Spesso mi capita di analizzare strutture che non sfruttano un
bilanciamento ottimale tra la parte "beauty" e l'area "wellness", ciò
può succedere quando tutto il progetto viene delegato ad un'unica
figura, azienda o consulente. Oggi sempre di più le aziende che fino a
ieri producevano prodotti ed attrezzature dell'area beauty, cercano di
entrare, capire e vendere il mondo del wellness e viceversa. Questo
sicuramente è un bene, visto in un'ottica futura, sebbene spesso questo
matrimonio partorisca una serie di pacchetti preconfezionati, dove il
maggior "peso" dell'investimento, guarda caso, cade sempre nell'area di
chi lo propone.


*A livello di figure professionali invece - committente, consulenti,
progettisti, aziende - quale tipo di rapporto attualmente si è
instaurato fra di esse e quale modello risulterà vincente negli anni a
venire?*


Sono ancora realtà molto separate, e spesso con visioni ed "interessi"
distinti. In alcuni casi, quando a collaborare ci sono stati dei veri
esperti del settore, abbiamo vissuto quella magica sinergia che, unita
alla passione ha saputo dare risultati eclatanti in termine di struttura
e risultato economico.


*Cosa sta cambiando nel nostro settore?*


Negli ultimi anni una serie di improvvisati, ha generato strutture che
con difficoltà arrivano a pareggio, questo nonostante si operi in un
settore che continua ad essere considerato da tutti "l'eldorado" di
un'economia in piena crisi. Così finalmente il committente ha aperto gli
occhi, rendendosi conto che non basta affidarsi al proprio istinto per
investire nel nostro settore, ed ha iniziato a richiedere tutta
una serie di dati che gli "garantiscano" una resa.


*Sbaglio o nel nostro settore c'è un po' di confusione?*


Si, ed è determinata a mio parere da una scarsa "conoscenza" da parte
del cliente e non solo... ti porto un esempio, il mese scorso ho seguito
il titolare di spa a cui avevano venduto un hammam, perché così era
"scritto sopra la porta", ma avvisato dai suoi clienti, si era poi reso
conto che aveva comprato un bagno vapore. Ti garantisco che contattata
l'azienda fornitrice, il loro progettista era veramente convinto che
hammam, bagno turco e bagno vapore fossero la stessa cosa.

*Perché possono succedere cose di questo tipo?*

Il nostro settore non essendo ancora regolamentato, permette a chiunque
di dire a fare ogni cosa, e dato che viene visto come il treno
dell'abbondanza, è facile immaginarsi che tutti ci vogliano salire,
anche se non hanno alcuna esperienza.

*Ma allora cosa deve fare l'imprenditore?*


Crescere, informarsi e valutare bene a chi affidarsi, anche se mi rendo
conto che non sia molto facile. Mi metto nei panni di un committente che
si senta dire e dimostrare che:
- l'area beauty nonostante richieda molto personale (rapporto 1:1) è
quella che rende di più;
- l'area umida non richiedendo personale (rapporto 1:50) è quella che
rende di più;
- che una day spa deve essere realizzata ai massimi livelli per
penetrare il mercato;
- che una day spa non necessita di grossi investimenti perché è il
personale che conta.
In effetti non è facile per chi deve investire, in un settore
considerato da molti ancora "nuovo".